San Giuseppe, modello e custode delle vocazioni consacrate

“Pregate il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe” (cf. Mt 9,38; Lc 10,2)

San Giuseppe, modello e custode delle vocazioni consacrate

La preghiera per le vocazioni è un dovere urgente, dal quale nessuno può sottrarsi, come afferma San Giovanni Paolo II[1]. Nella preghiera di supplica, come questa, ci si deve rivolgere alla mediazione di quei santi che, proprio per il genere di vita che hanno vissuto qui in terra, conoscono maggiormente la realtà che viene chiesta e maggiore desiderio hanno di ottenerla per noi[2].

Tenendo conto di questo, nella preghiera per le vocazioni, dopo l’intercessione della Santissima Vergine Maria, si deve ricorrere a quella del glorioso Patriarca San Giuseppe. I motivi sono stati già menzionati: perché con la sua vita è stato il modello completo per i consacrati e perché per essere il patrono della Chiesa Universale, è il più interessato a ottenerci questa grazia.

1. San Giuseppe, esempio e patrono delle vocazioni

San Giuseppe è modello di tutti i generi di vita, ha una speciale relazione con le vocazioni consacrate. Non è difficile riconoscere questa realtà. Il ministero per il quale è stato predestinato ed è stato da lui compiuto così fedelmente, fu quello di custodire e assistere con la sua provvidenza il Verbo Incarnato, Consacrato per eccellenza, e sua Madre, la Vergine delle Vergini. Per questa ragione, lui stesso consacrò la sua intera vita a questo servizio, diventando modello e custode dei consacrati.

Custode dei vergini. San Giuseppe, come si prega nelle litanie, è Custode dei vergini. “Con sovrabbondante ragione si chiama «Custode dei vergini» a quel che, mantenendo perpetua castità, gli fu affidata la custodia della verginità di Maria. Egli è il primo esempio, dopo la Regina degli angeli, di questa virtù angelica”[3]. 

Evidenziamo i due motivi nei quali si basa questo patrocinio particolare di San Giuseppe:

1. È, dopo di Maria, il modello perfetto di questa virtù;

2. Dio gli affidò la custodia della Santa Vergine delle Vergini.

Dio lo elesse e lo formò per un ministero che esigeva una purezza verginale superiore a qualsiasi altra. Come Dio nell’affidare una missione, dona le grazie per realizzarla, si conclude con totale certezza che c’è stata un’azione speciale di Dio, mediante grazie speciali, per le quali, San Giuseppe ha goduto di una purezza verginale straordinaria. San Pietro Giuliano Eymard afferma: “La verginità è stata la condizione essenziale perché San Giuseppe potesse diventare degno servitore di Gesù e della Regina delle vergini. Egli amava questa virtù e la custodiva con la stessa attenzione con la quale un buon servo ha cura di conservare intatta la pulizia e i vestiti più adatti per comparire alla presenza del suo Signore. In tal modo il primo convento di Nazareth aveva tre gigli: Gesù, Maria e Giuseppe, questo ci rivela quanto è gradito a Dio, il fiore della verginità!”[4].

Non solo è modello di questa virtù, ma ne è anche il custode. Bossuet, spiega che Giuseppe non è solo testimone, ma è depositario della verginità di Maria, intendendo, che riceve da Dio questo bene, necessario al mondo per l’Incarnazione e la Redenzione, come deposito che deve salvaguardare e custodire. “Oh Giuseppe, -scrive- custodisci questo deposito. Custodisci amorosamente questo deposito della purezza di Maria. Poiché piace al Padre Eterno custodire la verginità di Maria sotto il velo del matrimonio, Ella non può conservarsi adesso senza di te; e in questo modo la vostra purezza si è fatta in certa misura necessaria al mondo, per il glorioso incarico che gli è stato affidato: quello di Maria”[5].

In tal maniera, la verginità di Maria, che la fa feconda, perché “Dio nel farsi uomo non è voluto venire in questo mondo se la verginità non lo attraeva”[6], sta sotto la custodia di San Giuseppe. Così, è facile dedurre, che ogni verginità, nel consegnarsi totalmente a Dio, si fa feconda spiritualmente, è un deposito di San Giuseppe, che lui custodisce e ne ha cura, come l’amministratore più fedele e prudente.

Coloro i quali si consegnano totalmente a Dio, nella verginità perpetua, devono avere costantemente innanzi ai propri occhi Maria e Giuseppe. Inoltre, devono incessantemente chiedere l’intercessione di San Giuseppe, patrono e custode dei vergini, perché Dio ha consegnato a lui il deposito della virtù della verginità. Lui la salvaguarda, custodisce e difende. “Nelle nostre inevitabili lotte mettiamoci al riparo del castissimo Patriarca: lui ci assisterà nella colluttazione e ci otterrà la vittoria”[7]. Il religioso deve imitare Maria che come dice il P.Caffarel, “si mette nelle mani di Dio e in quelle di Giuseppe. Si mette nelle mani di Giuseppe: lui sarà la sua forza, Ella sarà la sua pace. Lui avrà cura della sua verginità come di un tesoro di valore infinito, che deve fare fruttificare”[8].

Modello e patrono dei sacerdoti. San Giuseppe è anche modello, in maniera speciale, dei sacerdoti. Anche se, come sappiamo, lui non è stato consacrato sacerdote ministeriale, tuttavia, nella sua persona troviamo tutte le virtù sacerdotali vissute in pienezza.

“Nell’aspetto spirituale, – scrive il P. Llamera – distinguiamo nel sacerdote, da un lato, il suo rapporto immediato e intimo con Gesù, nell’esercizio del suo divino ministero, e dall’altro, l’insieme delle virtù sacerdotali che devono adornarlo per eseguire, il meno indegnamente possibile, le sue altissime funzioni, aspirando ad essere un altro vero Cristo, sacerdote e vittima allo stesso tempo. In questo aspetto San Giuseppe è modello perfetto e avvocato specialissimo del sacerdote cattolico, e la sua devozione è una delle più efficaci per infondere nei giovani leviti lo spirito sacerdotale”[9].

San Giuseppe è stato, dopo la Vergine, colui che si è rapportato più intimamente con Cristo; il primo che lo ha adorato, che lo ha preso nelle sue mani. Per trent’anni ha vissuto solo per Cristo, per adorarlo, servirlo e custodirlo. È stato lui che, come genitore, ha avuto l’incarico di condurre Cristo nei misteri della sua infanzia, durante la quale incominciava a realizzare la Redenzione: lui ha offerto, nella circoncisione, le primizie del Preziosissimo Sangue, che il Redentore incominciava a versare per la salvezza dell’uomo; lui lo presentò al Tempio, dove fu consegnato come vittima e riconosciuto come segno di contraddizione; Giuseppe caricò la Croce di Cristo, mentre quest’ultimo era bambino, e lo ha offerto per la Redenzione del mondo. Perciò è facile dedurre che la relazione del sacerdote con Cristo, nella sua vita e nel suo incarico, trova un modello perfetto nella vita intima che ha vissuto San Giuseppe con il Salvatore.

Potremmo attentamente ripercorrere le virtù di San Giuseppe che illuminano la vita del sacerdote, ma ora basta solo nominarle: la fede, l’amore a Cristo e a Maria, la stima e l’aspirazione alla vita interiore, lo spirito riparatore, lo zelo per le anime, le castità e verginità, la vita silenziosa e ubbidiente, la prudenza e fortezza nelle prove, ecc. Un autore afferma: “come noi sacerdoti esercitiamo verso Gesù Cristo, nel sommo sacramento e sacrificio dell’altare, uffici simili a quelli di San Giuseppe, così dobbiamo far sì che risplendano in noi la santità, la purezza, la preghiera, l’obbedienza, la pietà e tutte le altre virtù che celebriamo con gioia nel Santo Patriarca”[10].

Modello dei sacerdoti del Verbo Incarnato. Ancor più, in maniera speciale, il Santo Patriarca è modello e custode dei sacerdoti e religiosi del Verbo Incarnato. Questa affermazione, si fondamenta nella relazione di San Giuseppe con il mistero dell’Incarnazione.

San Giuseppe è padre del Verbo Incarnato in modo singolare, visto che, seppur non avendolo generato e poiché è stato concepito nel seno verginale della sua Sposa, nascendo come frutto vero e legittimo del loro matrimonio, gli appartiene in qualche modo. Questo rapporto con il Verbo Incarnato – essere suo padre verginale e aver reso possibile l’Incarnazione del Verbo – fa che San Giuseppe, in qualche modo, anche se estrinseco (per essere padre “adottivo” e non padre biologico), si avvicini in modo unico, come nessun altro uomo, al piano dell’unione ipostatica, immensamente superiore a quello della natura e a quello della grazia[11]. Perciò, San Giovanni Crisostomo, afferma che San Giuseppe “partecipò al servizio dell’intera economia dell’Incarnazione”[12]. In tal modo San Giuseppe essendo stato scelto da Dio come sposo di colei che sarebbe stata la Madre del Verbo Incarnato e pertanto, come padre di suo Figlio fatto uomo, è stato reso partecipe in certo qual modo alla costituzione dell’Incarnazione, e ancor più chiaramente alla conservazione della stessa[13].

Ora, noi che desideriamo vivere il mistero dell’Incarnazione, cercando di essere un’altra Incarnazione del Verbo, il cui nostro scopo è portare l’Incarnazione ad ogni uomo, a tutto l’uomo e a tutte le manifestazioni dell’uomo, dobbiamo vivere questo mistero nella sua pienezza. Per questo, non possiamo lasciare di essere mariani, perché Maria è parte essenziale del mistero dell’Incarnazione; ebbene, non possiamo tanto meno escludere San Giuseppe, che fu anche necessario per volontà divina, per la realizzazione di questo mistero; altrimenti, come dice Sant’Agostino la Vergine stessa ci rimprovererebbe, colei che non ha voluto neanche anteporre il proprio nome a quello del suo sposo, ma che disse: “Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”[14].

In conclusione, a San Giuseppe dobbiamo pregare per la santità e perseveranza delle vocazioni consacrate; e alla sua intercessione dobbiamo affidare l’aumento delle stesse. Ma se desideriamo anche lavorare per le vocazioni, dobbiamo diffondere la conoscenza e devozione al santo Patriarca. Perché i giovani, davanti all’eroico esempio di San Giuseppe, sentiranno la divina attrazione verso il sacrificio totale per Cristo, l’amore a Maria, la fortezza, la verginità, la vita interiore e il silenzio, in definitiva, verso le virtù della vocazione consacrata.

Di tutto ciò era molto convinto San Pietro Giuliano Eymard, il quale esortava alle mamme: “Questa devozione a san Giuseppe sarà particolarmente benefica e preziosa per le madri cristiane. San Giuseppe è patrono delle famiglie cristiane: diventi patrono di ogni singola famiglia e sperimenterete ben presto le benedizioni della sua protezione e i benefici del suo patrocinio. San Giuseppe è patrono delle vocazioni cristiane. Quanta necessità avete del suo aiuto per adempiere bene i vostri doveri voi madri e per poter indirizzare la vocazione dei vostri figli; ispirateli alla devozione a San Giuseppe; sarà fonte sicura di felicità per loro”[15].

2. San Giuseppe, padre del Padrone della messe

San Giuseppe è l’amministratore fedele e prudente che Dio ha messo a capo della sua casa: della sua casa a Nazareth e della sua casa che è la Chiesa. Centocinquanta anni fa, il Papa Pio IX lo proclamò Patrono della Chiesa Cattolica. Nelle sue mani sta la vita della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, così come lo è stata la vita della Persona del Verbo Incarnato. Per la vita della Chiesa, che si nutre dei Sacramenti, principalmente dell’Eucaristia, sono essenzialmente necessarie le vocazioni sacerdotali e consacrate. Da ciò si deduce l’evidente conclusione che l’aumento, la perseveranza e la santificazione delle vocazioni consacrate, sono nelle mani del Santo Patriarca Giuseppe.

La tradizione ha sempre riconosciuto il nostro Santo nella figura del patriarca Giuseppe dell’Antico Testamento, la cui storia conosciamo bene. Quando venne a mancare il pane in Egitto e in tutta la terra, da ogni parte del mondo andavano a chiedere il grano al Faraone, il quale, su consiglio di Giuseppe, lo aveva accumulato. Davanti a questa richiesta, il Faraone semplicemente ordinava: “Ite ad Joseph!” -Andate da Giuseppe! – Oggi, la Chiesa chiede a Dio ministri che distribuiscano alle anime il Pane della retta dottrina, e soprattutto, il Pane dell’Eucaristia, che dà la vita eterna. Possiamo, quindi, vedere al Signore di tutto, al Padrone della messe, che ci dice: “Andate da Giuseppe”.

San Giuseppe veglia costantemente per il bene della Chiesa, ottiene da Dio le grazie per Essa e le amministra fedelmente e prudentemente. Egli, possiamo affermare, è il primo interessato all’aumento e santità dei sacerdoti e religiosi. Dobbiamo anche aggiungere un altro aspetto non di minore importanza, la poderosa intercessione di San Giuseppe di fronte al trono di Dio. Afferma il Beato Allamanno che San Giuseppe “ha la chiave di tutti i tesori di Gesù e di Maria; è il Padrone di tutte le grazie”. Anche afferma che “si potrebbe dire di San Giuseppe, lo stesso che diciamo della Vergine: che è onnipotente per volontà di Dio”[16].

San Giuseppe è il padre del Padrone della messe, colui al quale supplichiamo di inviare operai. E al cospetto di suo Figlio, come dice il P. Llamera, “non pregare per noi in modo deprecabile, ma con certa autorità”[17]. Essendo suo Figlio il più obbediente, non gli viene negato nulla, perché “proprio come gli fu sottomesso in terra, così nel cielo opera ciò che gli chiede”[18]. Come scrive un autore, “il potere di San Giuseppe supera di molto quello di tutti gli angeli e di tutti i santi insieme, perché è allo stesso tempo potente nel cuore di Dio e nel cuore di Maria[19]. 

È impensabile che Cristo rifiuti questa inestimabile grazia a suo padre San Giuseppe; egli intercede sempre in unione con la sua sposa, con la quale condivide tutta la sua esistenza, poiché in virtù del matrimonio non sono più due, ma uno.   

A lui dobbiamo implorare per l’aumento delle vocazioni consacrate, così esortava San Giovanni Paolo II: “Cari giovani, che vedo molto numerosi, e specialmente voi, cari studenti provenienti da varie località, invocate San Giuseppe perché vi aiuti a corrispondere ogni giorno ai desideri del Signore”[20].

A lui si devono portare i giovani e i bambini, poiché con il suo cuore di padre, insegnerà loro a vivere per Cristo, a sacrificarsi per Lui e a offrirGli tutta la loro esistenza.

A lui si deve chiedere di santificare e concedere la perseveranza ai sacerdoti e religiosi. E a lui chiediamo la grazia che supplicava un’antica preghiera a San Giuseppe, recitata prima della celebrazione della Santa Messa: “Oh Dio che ci hai donato il sacerdozio regale, concedici, ti supplichiamo che, così come il beato Giuseppe meritò di custodire ossequiosamente con le sue mani e portare al tuo unigenito Figlio, nato dalla Vergine Maria, allo stesso modo ti degni che serviamo al tuo santo altare con purezza di cuore e con innocenza di vita, perché oggi riceviamo degnamente il sacro corpo e il preziosissimo sangue del tuo Figlio e meritiamo di raggiungere il premio eterno della vita immortale. Amen”.

P. José Ramón del Corazón de Jesús Rossi, IVE.



[1] San Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIV Giornata Mondiale per le vocazioni (1987).

[2] Insegna San Tommaso (S Th Sopl. 72,2) che è più efficace l’intercessione di un santo quando preghiamo con più devozione: “l‘effetto della preghiera dipende soprattutto dalla devozione”, [cosa che accade ogni qual volta ci identifichiamo in lui] e perché Dio concede ad “alcuni santi di aiutare in particolari necessità”, secondo i meriti della carità che hanno acquisito sulla terra, per il ministero e incarico che hanno compiuto. Inoltre, perché “ogni intelletto creato può conoscere nel Verbo, non tutto in senso assoluto, ma tante più cose quanto più perfettamente vede il Verbo”. (STh III, Q. 10, a. 2). 

[3] P. Bonifacio Llamera, Teología de San José, Madrid 1953, p. 326.

[4] San Pietro Giuliano Eymard, Mes de San José, día 20.

[5] Bossuet, Primer sermón sobre San José, punto 1.

[6] Idem.

[7] Idem.

[8] Henri Caffarel, No temas recibir a María tu esposa, Madrid 1993, p. 165.

[9] P. Bonifacio Llamera, Teología de San José, Madrid 1953, p. 327.

[10] Cardenal herrera, citado en P. Bonifacio Llamera, Idem, p.328.

[11] Questa vicinanza con il Verbo Incarnato gli dona di fatto una dignità superiore, al punto di meritare che lo stesso Figlio di Dio lo chiamasse Padre in questa terra. Non collocandolo, però, a differenza della Vergine Maria, nell’ordine ipostatico. Lei fu vera Madre del Verbo di Dio, poiché Lei lo generò nella sua stessa natura umana.

[12] San Giovanni Crisostomo, Homilias sobre San Mateo 5,3, Madrid 2007, p. 93.

[13] P. Bonifacio Llamera, Teología de San José, Madrid 1953, p. 128-129. “…La maternità e la verginità di Maria dipesero dal consenso di San Giuseppe. E, pertanto, anche l’Incarnazione.  Giuseppe è lo sposo di Maria non solo in quanto Lei è Madre di Dio, ma affinché Lei possa essere Madre di Dio. Maria è vergine e madre con il consenso e per il consenso di San Giuseppe. «Per Giuseppe, Maria è come Dio l’ha voluta, per farla Madre sua. Dobbiamo dire, pertanto, che il consenso di Giuseppe ha influito in modo estrinseco, ma necessario, nell’attuazione dell’unione ipostatica. Ha posto la condizione indispensabile affinché Maria diventasse Madre di Dio»” (p.137).

[14] Lc 2,48. San Agustín, Sermón,51, 30.

[15] San Pietro Giuliano Eymard, Mes de San José, día 31.

[16] Beato José Allamano, La Vida Espitual.

[17] P. Bonifacio Llamera, Teología de San José, Madrid 1953, p. 314.

[18] Santa Teresa di Gesù, Libro della Vita, c.6.

[19] P. José María Vilaseca, Fundador de los Institutos de Misioneros josefinos. Citado por Ángel Peña en San José, el más Santo de los santos.

[20] San Giovanni Paolo II, Udienza Generale, 19/ 03/ 2003.

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