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Preghiamo veramente e con fervore per le vocazioni?

Se l’uomo non alza gli occhi a Dio, pregando e intercedendo, si inaridisce e muore a se stesso. La stessa cosa accade, in un movimento analogo, con il risultato del lavoro missionario. San Paolo affronta spesso questo tema. Nella Lettera agli Efesini esorta con veemenza a rimanere saldi “con preghiere e suppliche, pregando sempre, mossi dallo Spirito, e vegliando con ogni costanza e supplica per tutti i santi e anche per me stesso, affinché, quando parlo, mi sia data la parola per far conoscere liberamente il mistero del Vangelo, di cui sono messaggero, anche se in catene, e affinché ne parli liberamente e lo predichi come devo” (Ef 6,18-20). L’urgenza dell’intercessione ricorre ripetutamente nell’insegnamento di Paolo. Egli chiede ai primi cristiani di pregare per lui e di intercedere presso i santi affinché la sua opera di evangelizzazione sia abbondante ed efficace: “Continuate a pregare, vegliando nella preghiera con rendimento di grazie. Nello stesso tempo pregate per noi, perché Dio ci apra una porta per la predicazione e perché possiamo parlare del mistero di Cristo – per il quale sono in catene – per farlo conoscere come devo farlo conoscere” (Cor 4,2-4).

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È impossibile dimenticare queste parole di Cristo: “La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe. Andate: ecco, io vi mando come agnelli nella mia messe.

Non prendete né borse, né bagagli, né sandali, e non salutate nessuno lungo la strada” (Le 10,2-4). La prima cosa da fare quando mancano gli operatori non è ristrutturare intelligentemente una diocesi o riorganizzare le parrocchie raggruppandole, anche se non nego la possibile utilità e tempestività di queste azioni. In realtà, ciò che occorre è pregare affinché Dio susciti molte e sante vocazioni al Ministero sacerdotale e alla vita consacrata.

Preghiamo veramente e con fervore per le vocazioni? Chiediamo a Dio ogni giorno di inviarci dei sacerdoti? Non dobbiamo mai smettere di chiedere a Dio di suscitare grandi operai missionari tra il suo popolo. Il lavoro missionario non è umano: può venire solo da Dio. La preghiera di intercessione è dolce e fiduciosa. Gli ispiratori della mia infanzia hanno avuto successo nelle loro missioni perché erano costantemente immersi nella preghiera, pregando Dio di concedere loro la sua protezione e di far fruttare il loro lavoro di semina. Da un punto di vista umano, chi potrebbe pensare per un momento che uomini così umili possano riuscire a trasmettere la Parola di Cristo nelle zone più remote dell’Africa? Solo la forza missionaria dell’intercessione di cui parla Francesco può spiegare i loro splendidi traguardi.

Durante i tre anni della sua vita pubblica in questo mondo, Gesù si ritirò spesso con i suoi apostoli a pregare. La missione di Cristo e dei primi cristiani era già opera di Dio. La sofferenza che spesso accompagna il lavoro missionario si trasforma in vittoria attraverso la preghiera di intercessione.

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L’evangelizzazione non sarà altro che un’idea che non riuscirà a penetrare nelle situazioni concrete della vita se non manteniamo la nostra intima unione con Dio nella preghiera”.

Nella Lumen fidei, la sua prima enciclica, Francesco ha detto: “È urgente recuperare il carattere luminoso proprio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne, tutte le altre luci si affievoliscono. La luce della fede si caratterizza per la sua capacità di illuminare l’intera esistenza dell’uomo. Una luce così potente, infatti, non può provenire da noi stessi; deve provenire da una fonte più primordiale, deve provenire, insomma, da Dio.

La fonte è Dio, attraverso la costanza della preghiera. Dio è sempre la nostra forza, ammirabile; la nostra gioia, serena; e la nostra speranza, luminosa.”

(Cardinale Sarah – Dal libro Dio o niente)