FORMAZIONE – POSSIAMO NOI INFLUIRE FORMANDO L’AMBIENTE, SENZA PERICOLO DI INTACCARE LA LIBERTA’ E LA SPONTANEITA’?, P. E.BUSUTTIL, S.J.

POSSIAMO NOI INFLUIRE FORMANDO L’AMBIENTE, SENZA PERICOLO DI INTACCARE LA LIBERTA’ E LA SPONTANEITA’? 

            Sì! 

Da quanto detto fin qui possiamo comprendere quale sia l’atmosfera, per così dire, delle Vocazioni e l’aria soprannaturale che respirano quelli che sono chiamati alla vita religiosa. 

Io sacerdote, io educatore, io professore, posso certamente aiutare il giovane ad arrivare alla conoscenza della sua vocazione preparandogli e formandogli un ambiente nel quale egli potrà facilmente capire, sentire, gustare, sviluppare e mantenere, e poi seguire, la sua vocazione, se Dio gliela darà. 

Il lavoro della grazia varia a seconda degli individui; ma possiamo stabilire un certo processo di convinzioni e di desideri che, radicati bene nel giovane, lo rendono pronto e sensibile al tocco della grazia non appena Dio lo vorrà chiamare. 

 

Ecco quindi determinato il nostro lavoro di educatori e di zelatori delle vocazioni. 

Bisogna che nell’ambiente della nostra classe, associazione o collegio, regni: 

1) La convinzione della vanità delle cose della terra. 

2) Il desiderio di fare cose grandi per Dio e per la Chiesa.

3) L’ammirazione per gli eroi, facendo però capire che i veri eroi sono i martiri, i santi e quelli che si sacrificano per gli altri.

4) Affetto e stima per le cose che riguardano Dio e le anime. 

5) Zelo apostolico, specialmente missionario. 

6) Frequenza ai Sacramenti. 

7) Ambiente sano riguardo alla purezza, decenza, modestia e compostezza cristiana. 

8 ) Formazione cristiana combattiva, secondo la frase dell’Imitazione di Cristo: L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra?[1]

 

Ma per fare tutto questo no bisogna limitarsi alle prediche o a corsi specializzati. Bisogna lavorare in questo senso poco a poco, prendendo l’occasione degli avvenimenti umili della vita di ogni giorno. 

Per esempio: 

1) Un ragazzo si è sforzato a fare un buon compito. Ma non riesce e ha un cattivo voto. Lo si chiama!  “Vedi, noi siamo poveri uomini e dobbiamo giudicare dall’esterno. Dio ha visto il tuo sforzo e ti premierà. Vedi come hanno ragione i religiosi ad abbandonare il mondo, così ingiusto nel giudicare, e servire Dio che sa vedere e premiare?” 

2) Si recita la preghiera ma qualcuno è distratto. Lo si richiama!  “Noi siamo dei fortunati! Tanti bambini non sanno neppure che Gesù è venuto per salvarli, e noi che abbiamo la vera fede la disprezziamo così. Preghiamo bene e offriamo la nostra preghiera per tanti bambini infedeli”. 

3) Orientare alcuni temi di scuola in questo senso. “Quali sentimenti provi davanti alla morte di un amico?” “Dopo un divertimento mondano (cinema, teatro o ballo), che cosa penso, che cosa sento?” “Qual è, secondo te, la vera grandezza?” “Quale eroismo desidereresti aver fatto?”. E così via, beninteso, “ne quid nimis”[2]

4) Correggere le idee quando nelle Antologie si parla di eroi che non hanno nulla di eroico e presentare i veri eroi: i martiri che non si piegano davanti al tiranno, i santi che seppero compiere il loro dovere anche a costo della loro vita, i missionari che si consacrano disinteressatamente al bene altrui. Non mancheranno all’educatore cristiano esempi di veri eroi. 

5) I ragazzi sono stati buoni tutta l’ora? Allora bisogna premiarli, raccontando loro qualche cosa. Cosa scegliere? Chi vuole lavorare per le vocazioni non ha bisogno del mio suggerimento. Vi sono tanti episodi avventurosi nelle vite dei santi, dei martiri, dei missionari e dei cattolici militanti.

 6) Un ragazzo viene tradito dal suo amico. quante volte capita! Che occasione per ribadire l’idea della vanità delle cose della terra! Anche le amicizie falliscono! Per far capire quanto grande sia l’ingratitudine degli uomini verso il Cuore di Gesù! Per inculcare l’amore verso Dio, che è il vero Amico che non sa tradire!  

“Ecco perché i religiosi sono felici? Perchè hanno trovato l’Amico”. 

7) Non limitiamoci a parlare solamente dei santi o di gente che visse molto tempo fa o molto lontano da noi; dobbiamo parlare anche di qualche sacerdote, vescovo o religioso che è conosciuto dai ragazzi e far loro vedere il lato apostolico della sua vita, la sua generosità con Dio, il suo eroismo per le anime. 

“Ragazzi, conoscete il P. X… Voglio dirvi un po’ come passa la sua giornata…cos fa per i poveri…quanto predica, confessa, ecc.…”

In questo modo il ragazzo ha l’ideale sacerdotale e apostolico, vivo, davanti agli occhi, e ogni volta che incontrerà quel Padre si ricorderà…e sentirà qualche cosa nel suo cuore.

8) Se poi tra i ragazzi si è maturata qualche vocazione, se qualcuno di loro ha già messo l’abito religioso o di seminarista, sarebbe molto opportuno incoraggiare delle visite mutue (non frequenti però), fare qualche piccolo trattenimento in suo onore, invitarlo a fare egli stesso una testimonianza sulla sua vocazione e dire loro come ha sentito la voce di Dio, le difficoltà incontrate, la sua decisione. . . 

 9) Mettere il ragazzo nell’apostolato. Per questo non c’è bisogno che appartenga ad alcuna Associazione, perché si tratta di far fare l’apostolato di anima con anima. 

“Tu sei amico di X… Perché non gli dici che stia meglio in chiesa?” “Vedi, tu sei buono ed io sono molto contento che Z.… sia tuo amico, te lo affido e spero che tu me lo trasformi. Vediamo se riesci; io ti aiuterò quando avrai qualche difficoltà”. 

E il ragazzo si metterà al lavoro e ci informerà passo passo, di  quello che andrà facendo, delle risposte che riceverà e dei progressi che otterrà, e intanto noi, educatori, abbiamo una continua occasione di far notare la gioia dell’apostolato, la bruttezza del peccato e dell’indifferenza religiosa nella quale cadono quelli che vivono troppo secondo le idee del mondo, ecc.

10) Soprattutto, l’educatore deve amare la sua propria vocazione; e far vedere esternamente la sua felicità, la sua gratitudine al Signore che gli ha concesso la grazia immensa di chiamarlo al suo servizio. E non manchi di esprimere questi sentimenti in ogni occasione che gli si presenti. Tutto però deve essere fatto con naturalezza e con la massima sincerità. 

11) Intanto studiare i ragazzi e vedere se in loro si riscontra qualcuno di quei segni di vocazione di cui abbiamo parlato. Non c’è bisogno che li abbiano tutti. Basteranno due o tre e qualche volta anche uno solo. Non è nemmeno necessario che li abbiano in quel grado perfetto come l’ho trovato io nei giovani dei quali ho parlato. 

            Trovato il giovane o i giovani con questi segni possiamo andare avanti quasi a colpo sicuro. E non si abbia paura di parlare chiaro. Ma di questo parleremo meglio più avanti.

12) La conclusione di questo lavoro non sarà che tutti i ragazzi della classe o Associazione diventeranno per forza religiosi, come qualche malizioso sarebbe tentato di dire, ma sarà questa:

            Chi ha la vocazione, cioè, chi è chiamato da Dio, sentirà facilmente la sua voce e non troverà difficoltà a seguirla; invece, chi non è chiamato otterrà il beneficio di formarsi seriamente e profondamente nel vero spirito del cristianesimo, che è spirito di disprezzo verso il mondo, di generosità verso Dio, di apostolato e di combattimento eroico.

 

 

 

 

[1] Giobbe, 7,1.

[2] Locuzione latina che si può tradurre come ‘nulla in eccesso’ o ‘nulla di eccessivo’, consigliando moderazione, mantenersi nel giusto mezzo.

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