DON LUIGI BORGHINO – VOCAZIONE DI LU MONFERRATO
La sua vita non era stata ricca di avventure. Una vocazione semplice, sebbene chiaramente segnata dall’impronta di Dio. La chiamata del Signore gli giunse all’età di sedici anni. Nato a Lu Monferrato (Alessandria) il 6 febbraio 1891 in una famiglia di contadini, si era dedicato ai lavori dei campi, pur distinguendosi per la sua profonda devozione. Nel 1910 si trovava a Foglizzo a svolgere il noviziato. L’anno successivo lo ritroviamo a Valsalice, dove frequentava il liceo, e dove trascorse tre anni ottenendo buoni risultati. Successivamente si trasferì a Vigevano come insegnante e assistente. Stava terminando l’anno scolastico quando fu chiamato alle armi a causa della mobilitazione generale, in occasione della guerra del 1915-18. Con la stessa semplicità di sempre, indossò l’uniforme militare e adempì al suo dovere verso la patria, combattendo sul fronte macedone. Nel 1920 fu finalmente congedato, dopo cinque anni di servizio militare, e inviato a Treviglio. Poté celebrare la sua prima messa a Treviglio il 24 settembre 1922. Rimase in quella casa per tre anni, distinguendosi per la sua devozione, la sua semplicità e il suo spirito di impegno.
Chi può descrivere le sue infinite risorse, alimentate da uno spirito di sacrificio senza limiti, da una modestia che gli era naturale, da una capacità di lavoro inesauribile e da una pietà radicata nel profondo delle sue convinzioni più mature? A prima vista, sembrava un uomo semplice e di modeste risorse. In realtà, era una figura eccezionale. L’attività di don Borghino era inesauribile. Ebbe tre principali ambiti di azione: l’Oratorio di San Rocco, che diresse per circa trent’anni, dal quale formò intere generazioni di buoni cristiani e dove raccolse una trentina di eccellenti vocazioni, sia salesiane che diocesane; l’Ospedale Civile, che gli permise di avvicinarsi, durante vent’anni di assistenza religiosa, a un numero incredibile di malati di tutta la valle. Riguardo all’Oratorio, scrissero di lui: «Lo ricordiamo nelle gelide giornate invernali o in quelle torride d’estate, con la sua inseparabile campanella in mano, mentre girava tra i gruppi di giovani nel cortile dell’Oratorio, a volte pieno di fango, altre volte polveroso, o sotto l’umile tettoia, separando chi litigava, dando una caramella ai più piccoli, mettendo in riga i vari gruppi scolastici, prima di recarsi in chiesa per la catechesi e la benedizione, o di dirigersi al teatrino dove la compagnia teatrale, un’altra delle sue creazioni curata con infinito amore, si esibiva quasi ogni domenica. Don Borghino, quando si rivolgeva ai giovani, non diceva cose elevate né profonde. Lo ascoltavamo volentieri perché diceva cose semplici che arrivavano direttamente al cuore. Ed è soprattutto per questo che gli volevamo bene: perché aveva un’anima giovane e semplice come la nostra e sapeva capirci con un’intuizione insuperabile». La passione per l’Oratorio festivo lo portava a trovare mille modi per suscitare l’interesse dei giovani: catechismi con premi; rappresentazioni, accademie, feste solenni, processioni, associazioni ed escursioni, specialmente in montagna. Non perdeva mai il coraggio. Le difficoltà non facevano altro che rafforzare la sua determinazione e la sua volontà di agire.