Bollettino dicembre 2021

San Giovanni Paolo II: “È necessaria una maggiore audacia evangelica”

Messaggio di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II per la XXXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (1996)

…Ma le nostre comunità devono credere ancora di più nell’importanza di proporre i molteplici progetti di vita cristiana e le funzioni ecclesiali, i ministeri e i carismi, suscitati dallo Spirito Santo nel corso dei secoli e riconosciuti come legittimi e autentici dai Pastori della Chiesa. Anche oggi, mentre la società sta cambiando rapidamente e profondamente, nelle comunità dei credenti la proposta cristiana deve superare ogni tipo di rassegnazione passiva e dare con fiducia e coraggio un senso pieno all’esistenza, annunciando la presenza e l’azione di Dio nella vita umana.

Oggi, di fronte alle sfide del mondo contemporaneo, è necessaria una maggiore audacia evangelica per realizzare l’impegno a promuovere le vocazioni secondo l’invito del Signore a chiedere con insistenza operatori per la diffusione del Regno di Dio (cfr. Mt 9, 37-38).

… La Chiesa deve manifestare la sua immagine autentica nello sforzo quotidiano di fedeltà a Dio e agli uomini. Quando svolge questa missione in profonda sintonia, diventa terreno fertile per scelte coraggiose di impegno senza riserve per il Vangelo e per il popolo di Dio.

È necessario che il nome di Gesù sia predicato

Il nome di Gesù, luce dei predicatori

Il nome di Gesù è la luce dei predicatori, poiché è il suo splendore che fa sì che la sua parola venga proclamata e ascoltata. Perché pensate che la fede si sia diffusa così rapidamente e con tanta forza in tutto il mondo, se non grazie alla predicazione del nome di Gesù? Non è stato forse per questa Luce e per il gusto di questo nome che Dio ci ha chiamati alla Sua meravigliosa Luce? Ora che siamo tutti illuminati e vediamo la Luce in questa luce, l’Apostolo può dirci: Un tempo eravate tenebre, ora siete luce nel Signore; camminate come figli della Luce.

Questo Nome deve essere predicato perché risplenda e non sia nascosto. Ma non deve essere predicato con un cuore impuro o una bocca contaminata, ma deve essere custodito e presentato in un vaso eletto.

Per questo il Signore dice, riferendosi all’Apostolo: “Quell’uomo è un vaso da me eletto per far conoscere il mio nome ai popoli, ai re e agli Israeliti. Un vaso”, dice, “scelto da me, come quei vasi scelti in cui si offre in vendita una bevanda dal sapore dolce, affinché la luminosità e lo splendore del vaso siano un invito a berne; per far conoscere”, dice, “il mio nome”.

Infatti, come con il fuoco si purificano i campi e si consumano le erbacce, i rovi e le spine inutili, e come quando sorge il sole e si diradano le tenebre, i ladri e i briganti e coloro che vagano nella notte fuggono via, così anche quando Paolo parlava al popolo era come il suono di un tuono, o come un fuoco scoppiettante, o come il sole che improvvisamente splendeva più luminoso, e l’incredulità si consumava, e la verità risplendeva, e l’errore scompariva come cera che si scioglie nel fuoco.

Paolo ha parlato del nome di Gesù nelle sue lettere, nei suoi miracoli e nei suoi esempi. Ha lodato e benedetto il nome di Gesù.

L’Apostolo portò questo nome, come una luce, ai popoli, ai re e agli israeliti, e con esso illuminò le nazioni, proclamando ovunque queste parole: “La notte è passata da un pezzo, il giorno è vicino: lasciamo le attività delle tenebre e armiamoci delle armi della luce. Comportiamoci come di giorno, con dignità.”

Ha mostrato a tutti la lampada che arde e brilla sul candelabro, annunciando ovunque Gesù, e in particolare Gesù crocifisso.

Perciò la Chiesa, sposa di Cristo, sulla base della sua testimonianza, si rallegra con il Profeta, dicendo: “Mio Dio, tu mi hai ammaestrato fin dalla mia giovinezza, e ancora oggi, ovvero sempre, racconto le tue meraviglie”. Anche il Profeta esorta in questo senso: “Cantate al Signore, benedite il suo nome, proclamate giorno per giorno la sua salvezza, cioè Gesù, il Salvatore che egli ha mandato.”

San Bernardino da Siena, Sermone 49, sul nome glorioso di Gesù Cristo (Cap. 2: Opera omnia 4, 505-506)

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