Lu Monferrato: 323 vocazioni alla vita consacrata.

Lu Monferrato: 323 vocazioni alla vita consacrata nell’anno 1946

lu monferrato 40 oreQuesto piccolo paese sarebbe rimasto sconosciuto se nel 1881 alcune madri di famiglia non avessero preso una decisione che avrebbe avuto delle ‘grandi ripercussioni’. Molte di queste mamme avevano nel cuore il desiderio di vedere uno dei loro figli diventare sacerdote o una delle loro figlie impegnarsi totalmente al servizio del Signore.

Presero dunque a riunirsi tutti i martedì per l’adorazione del Santissimo Sacramento, sotto la guida del loro parroco, Monsignor Alessandro Canora, e a pregare per le vocazioni.

Tutte le prime domeniche del mese ricevevano la Comunione con questa intenzione.

Dopo la Messa tutte le mamme pregavano insieme per chiedere delle vocazioni sacerdotali. Grazie alla preghiera piena di fiducia di queste madri e all’apertura di cuore di questi genitori, le famiglie vivevano in un clima di pace, di serenità e di devozione gioiosa che permise ai loro figli di discernere molto più facilmente la loro chiamata.

Quando il Signore ha detto: “Molti sono chiamati, ma pochi eletti” (Mt 22,14), bisogna comprenderlo in questo modo: molti saranno chiamati, ma pochi risponderanno. Nessuno avrebbe pensato che il Signore avrebbe esaudito così largamente la preghiera di queste mamme.

Da questo piccolo paese sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata (trecentoventitre!): 152 sacerdoti (e religiosi) e 171 religiose appartenenti a 41 diverse congregazioni. In alcune famiglie ci sono state qualche volta anche tre o quattro vocazioni. 

Beato Filippo Rinaldi 40 ore

Beato Filippo Rinaldi

L’esempio più conosciuto è quello della famiglia Rinaldi. Il Signore chiamò sette figli di questa famiglia. Due figlie entrarono tra le suore salesiane e, mandate a Santo Domingo, furono delle coraggiose pioniere e missionarie. Tra i maschi, cinque diventarono sacerdoti salesiani. Il più conosciuto dei cinque fratelli, Filippo Rinaldi, fu il terzo successore di don Bosco, beatificato da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1990.

In effetti, molti giovani entrarono tra i salesiani. Non è un caso dal momento che don Bosco nella sua vita si recò quattro volte a Lu.

Il santo partecipò alla prima Messa di Filippo Rinaldi, suo figlio spirituale, nel suo paese natio.

Filippo amava molto ricordare la fede delle famiglie di Lu: “Una fede che faceva dire ai nostri genitori: il Signore ci ha donato dei figli e se Egli li chiama noi non possiamo certo dire di no!”. Luigi Borghina e Pietro Rota vissero la spiritualità di don Bosco in modo così fedele che furono chiamati l’uno “il don Bosco del Brasile” e l’altro “il don Bosco della Valtellina”.

Anche Mons. Evasio Colli, arcivescovo di Parma, veniva da Lu (Alessandria). Di lui disse Giovanni XXIII: “Lui sarebbe dovuto diventare papa, non io. Aveva tutto per diventare un grande papa”.

Ogni 10 anni, tutti i sacerdoti e le religiose ancora in vita si radunavano nel loro paese di origine giungendo da tutto il mondo. Don Mario Meda, per lunghi anni parroco a Lu, ha raccontato come questo incontro sia in realtà una vera e propria festa, una festa di ringraziamento a Dio per aver fatto grandi cose a Lu.

La preghiera che le madri di famiglia recitavano a Lu, era breve, semplice e profonda:

“Signore, fa che uno dei miei figli diventi sacerdote!

Io stessa voglio vivere da buona cristiana

e voglio portare i miei figli al bene per ottenere la grazia

di poterti offrire, Signore, un sacerdote santo. Amen”.

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