Giusy Bove Marinelli mamma di suor Maria Celeste di Lourdes

celesteIeri, nel pomeriggio, ho ricevuto un messaggio da parte di  una “consorella” di mia figlia, nel quale mi si chiedeva se fossi disposta a scrivere una testimonianza relativamente a cosa significasse  essere madre di una consacrata. Ho accettato, ho accettato istintivamente, senza pensare, perchè mi sembrava giusto condividere con altri questa mia particolare esperienza; una esperienza complessa, direi “diversa” da quella di tante altre mamme, “particolare” nel suo genere per la sua specificità e, per un verso straziante, per l’altro esaltante.

Nell’ immediato, ho compreso che non sarebbe stato facile,  anche perchè, al solo pensiero, mi sono salite le lacrime agli occhi; non è semplice per una mamma portare “a galla” sentimenti e ricordi che spesso creano turbamento e pertanto si vogliono chiudere nel cassetto del proprio cuore.

Perchè è inutile negarlo; da un lato si è felici per la scelta d’amore fatta dalla propria figlia, dall’altra, pur riconoscendo di essere “privilegiati”, perchè consapevoli che il Signore ha posto il Suo sguardo sulla propria famiglia, la umana nostalgia prende il sopravvento e la “mancanza” della condivisione della quotidianeità della vita, con la propria figlia accanto, si fa sentire forte ed a volte in maniera lacerante…… ed io, pur essendo sua madre, mi ritrovo spesso ad “ubbidire” insieme con lei, accanto a lei, pur lontano da lei. Sono sua madre perchè l’ho generata ed ho cercato di educarla secondo valori cristani, ma divento figlia ancorchè riconosco in lei una fede ed una maturità spirituale ben più profonda della mia, tale da farmi riconoscere come “essenziali” i suoi insegnamenti e le sue dolci esortazioni nell’amare più profondamente e totalmente il suo caro Gesù.

Ho sempre intuito che suor Celeste,  (al Battesimo, Vittoria) fosse una bambina particolare; dai modi gentili, ubbidiente, diligente ma al tempo stesso solare, dalla risata schietta e contagiosa, sempre pronta ad aiutare chi ne avesse bisogno, innamorata della vita e della famiglia ma in particolar modo della sua sorellina, tanto amata e desiderata, a tal punto da farle credere, a soli 4 anni, che Gesù fosse “sordo” ……ed alla nostra sorpresa nel cercare di comprendere cosa avesse voluto dire con questa sua espressione, ella rispose: “E’ da tanto tempo che Gli chiedo di mandarmi un fratellino o una sorellina ma Lui proprio non mi ascolta.”.

Ed ecco che invece, dopo quasi 7 anni dalla sua nascita, il Buon Gesù  l’accontentò e lei fu talmente felice, che Lo ringraziò con un tenerezza indicibile, per averle fatto il regalo di Natale piu bello che ella avesse mai potuto desiderare.

Sì, già da allora, forse, avrei dovuto iniziare a comprendere…. invece per me la vita scorreva in maniera ” normale”, come accade in tutte le famiglie …tra gioie e dolori, fatiche e sogni, difficoltà ed opportunità e tanta tanta speranza… Sì, speranza… perchè una mamma spera, spera sempre che i propri figli possano un domani essere felici e trovare la “propria strada”, una mamma desidera il  meglio  per i propri figli, quello che lei ritiene essere il bene.

Ecco…. il Bene !!! Ma mentre scrivo mi domando …. quale è il bene che noi ricerchiamo per i nostri figli ?

Quello che riteniamo essere  “bene” per noi,  è effettivamente il loro bene?

Questa è una domanda che, a prescindere dalla scelta fatta da mia figlia di consacrarsi al Signore, dovremmo rivolgerci noi mamme sempre, per ogni figlio partorito ed è appunto la domanda che mi sono posta quando ho preso coscienza del fatto che la felicità di mia figlia non corrispondeva ai “piani” che avevo fatto su di lei.

Il mondo di oggi, purtroppo, non ci educa a ricercare la ricchezza di una vita spirituale piena ma a  rincorrere la concretezza di una vita materiale che ci appare ricca ma che in realtà ci svuota di noi stessi e della ” divinità” che è in noi.

Ed ecco che una scelta, quale quella di donare la totalità del proprio essere a  Dio,  pur vivendo nel mondo e trasmettendo agli altri un amore “senza se e senza ma”,  appare “stridente” e fa a “cazzotti” con la realtà che siamo abituati a vivere; in un mondo come il nostro, nel quale il Signore viene posto nell’angolino e non al centro della vita, una scelta del genere dovrebbe scuotere le coscienze ed indurci a riflettere sul vero fine a cui ognuno di noi dovrebbe tendere …. l’incontro finale con il Signore.

Anche io, non posso negarlo, quando ho ricevuto da mia figlia la notizia che aveva deciso di stravolgere la propria vita per diventare suora missionaria, sono rimasta attonita……dentro di me ero combattuta tra il dolore del distacco, che prevedevo mi avrebbe lacerato il cuore e il mio amore per lei e per la sua felicità che, mi rendevo conto, osservando il suo volto, aumentava di attimo in attimo fino a quando, liberatasi dal timore di non essere compresa , in una esplosione di gioia disse: ” Io voglio appartenere a Gesù !!!!” Anche per lei non deve essere stato facile …. il pensiero di lasciare la propria famiglia, gli affetti piu cari, avrà sicuramento turbato il suo cuore …..

Ma noi mamme, in occasioni come queste, a volte pensiamo egoisticamente più al nostro dolore che a quello dei nostri figli ….. invece deve essere stato pesante anche per lei, anche se in fondo è stata lei a scegliere, e noi, come famiglia, a subire la sua scelta.

Ma quando si ama, si sa, si supera ogni cosa, e per quella gioia che abbiamo letto sul suo volto nell’ottenere il nostro assenso e la nostra benediazione, è valsa la pena, pur tra le lacrime d’amore, accettare  e supportare  la sua scelta.

Il mondo non comprende e crede che spesso la volontà di “consacrarsi” a Dio sia dettata dal timore di affrontare la vita o da un desiderio di fuggire dalle delusioni del mondo ma ora, conoscendo più da vicino tante altre consorelle di mia figlia (spesso neanche sostenute dalle proprie famiglie), osservando l’espressione dei loro occhi, assaporando la gioia e la purezza con la quale affrontano la vita, prive di ansie ed angosce, capisco che siamo noi, quelli che “apparteniamo al mondo”, ad essere “ottusi” e  “ciechi”, siamo noi “arretrati” e non loro.

Loro sono coraggiose; spesso tanto giovani… eppure un esempio da seguire, perchè hanno saputo decidere della propria vita senza porsi troppe domande, si sono fatte “avviluppare” e “trasformare” dalla “Grazia” senza cedimenti, sicure che la Divina Provvidenza le accompagnerà e le condurrà ovunque il Buon Dio vorrà.

Eppure vivono di povertà, di carità…ma non si lamentano mai ….non si preoccupano mai.

Credetemi, la decisione di intraprendere una vita del genere deve scaturire necessariamente da un “qualcosa” di umanamente incomprensibile e si sa, ciò che non si comprende non si accetta.

Ma a questo punto della storia, interviene un evento straordinario…. ricordo la mia preghiera, quella che innalzai spontaneamente al cielo la notte in cui mia figlia partì per il Noviziato, la preghiera del mio cuore. Implorai la Madonna e le dissi: “Mamma Celeste, visto che io non potrò piu occuparmi da vicino della mia piccola (aveva 21 anni ma per me era sempre la mia piccola) la affido a Te, prenditene cura, confortala nei momenti di afflizione, accarezzala la sera prima che si addormenti e baciala per me ogni mattina al suo risveglio. Io mi fido di Te, Tu saprai aver cura di lei al posto mio,  molto meglio di me e più di quanto non abbia saputo e potuto fare io”; e poi a Gesù: “Mio caro Gesù, non permettere mai che sia separata da Te e Ti supplico consolami nei momenti in cui “la mancanza della sua presenza ” accanto a me, data la  lontananza,  diventi per me intollerabile”.

Ed oggi posso affermare con cognizione di causa che il Signore fa ogni cosa nel modo giusto, Lui si prende cura di Suor Celeste ma soprattutto di tutti noi familiari, non ci fa mancare nulla….mai…..perchè è VERO: “Chi offre a Dio qualcosa, avrà il cento per uno in terra e la gioia eterna nel cielo”.

La mia famiglia è entrata a far parte di una famiglia ben più allargata, quella del Verbo Incarnato ed invece di perdere una figlia ne abbiamo acquisite piu di 1000 e speriamo tante altre ancora.

Anche in questa occasione, nello scrivere questa testimonianza, Lui si è fatto presente, mi ha accompagnata nel rivivere i miei ricordi con gioia e, l’iniziale commozione, si è trasformata in Lode  ed è per questo che desidero concludere cosi: ” Signore , Ti ringrazio perchè me l’hai donata, Ti lodo ogni giorno per averla avuta accanto a me per 21 anni e ti sarò sempre grata, fino all’ultimo mio respiro,  perché  l’hai scelta come Tua sposa.

E dico a chi legge: “Chiedi e ti sarà dato, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto”.

Lascamoci attrarre dall’amore di Dio.

Consentitemi infine di ringraziare mia figlia, alla quale, con amore di madre desidero dire: “Figlia mia adorata, sempre unite in Gesu e Maria, tu prega per noi e noi per te”.

Ti stringo a me.

La tua mammina.

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